Eccomi di nuovo, nel cortile dei cuori infranti

ottobre 23rd, 2009

So here I am once more in the playground of the broken hearts, one more experience, one more entry in a diary, self-penned

Marillion - Script for a jesters tearL’amore va colto nel momento in cui se ne ha la possibilità, lasciarselo sfuggire e poi rimpiangerlo non ha nessun senso, questo ci dice la struggente opera prima del gruppo dell’immaginifico Fish, i Marillion, una delle band più originali della scena rock britannica degli anni ‘80. La scena iniziale vede il protagonista seduto a una scrivania, a raccontare al suo diario una delusione amorosa, evidentemente non la prima, come si capisce da quel che dice: "Un’altra esperienza, un’altra riga in un diario manoscritto"
L’amore è del protagonista è malato, peggio di una droga:

Yet another emotional suicide, overdosed on sentiment and pride – Too late to say I love you, too late to restage the play, abandoning the relics in my playground of yesterday

Un suicidio emozionale, con una overdose di sentimento e orgoglio, questi i resti del suo amore, tutto per non aver detto "Ti amo" quando era il momento.
E ormai il sipario è calato, il dramma non può essere messo in scena ancora.
Ormai solo, il protagonista accetta il suo ruolo con rassegnazione:

I act the role in classic style, of a martyr carved with twisted smile, to bleed the lyric for this song, to write the rites to right my wrongs – An epitaph to a broken dream to exercise this silent scream

Recita il suo ruolo di martire con un sorriso sghembo, mentre il testo della canzone quasi sanguina dal suo corpo, epitaffio di un sogno infranto, rappresentato dallo strazio di un urlo silenzioso. E il peggio dovrà ancora arrivare, quando il giullare con il cuore infranto vedrà la sua principessa con l’abito nuziale all’altare con l’uomo sbagliato, non lui, che era stato il suo principe, ma il brutto ranocchio che aveva baciato al suo posto nel cortile della loro infanzia.

As you grow up and leave the playground where you kissed your prince and found your frog, remember the jester that showed you tears, the script for tears

L’ultima consolazione, l’ultima speranza, è che nel cuore della principessa sia almeno rimasto un po’ d’amore per quel giullare triste che non seppe trovare il coraggio dei propri sentimenti nel momento in cui avrebbe dovuto:

So I’ll hold our peace forever when you wear your bridal gown, in the silence of my shame the mute that sang the sirens song has gone solo in the game – I’ve gone solo in the game, but the game is over

Ma nel silenzio della sua vergogna, il muto che cantò la canzone delle sirene si ritroverà solo..
Tristissima canzone, tutta attraversata da una struggente nota di malinconia che la rende splendida e indimenticabile, una delle più belle degli anni ‘80 e di tutta la produzione dei Marillion.

Marillion

Script for a jester’s tear

Script for a jester’s tear – 1983

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Chi ha fatto tutto questo?

Sono Fabio Paoleri, un reduce degli anni 80. Venite a trovarmi su anni80.info, il sito di riferimento per quegli anni mitici.

Parole famose

How does it feel, how does it feel?
To be without a home, like a complete unknown, like a rolling stone?
Bob Dylan