Nato in una città di morti, il primo calcio me l’hanno dato appena nato
maggio 21st, 2009Born down in a dead men’s town, the first kick I took whas whan I hit the ground
Strano destino, quello di questa canzone, quello di venir etichettata come una celebrazione del mito del Grande Paese e della Terra delle Opportunità, con le dovute maiuscole, quando invece è una cupa, amara riflessione sullo stato delle cose americane, e non ha eroi da celebrare, solo una generazione di sconfitti che il sogno americano non l’ha mai visto neanche in cartolina. La generazione del Vietnam, la "sporca guerra" che si prese il meglio di tanti, troppi giovani, e che Springsteen ha sempre affrontato con pudore, lui scartato alla visita di leva, come ricorda nella torrenziale versione live di "The river".
La storia sembra quella di John Rambo, protagonista di un film troppo spesso sottovalutato, ma che descrive la tragedia dei reduci del Vietnam come forse solo "Il cacciatore" fece con altrettanta forza.
Got in a little hometown jam, so they put a rifle in my hand, sent me off to a foreign land to go and kill the yellow man
Il protagonista si è messo in un impiccio, e allora per evitare guai peggiori imbraccia un fucile e va a combattere "l’uomo giallo". Quello che gli succede in quelle terre lontane lo abbiamo visto in decine di film, e qui Springsteen non lo vuole raccontare, quello che vediamo è il ritorno del reduce, tra i problemi dell’economia stagnante e gli sguardi storti di chi non perdonò mai a quella generazione di aver perso la sporca guerra:
Come back home to the refinery, hiring man said: “son if it was up to me..”
Non c’è lavoro, non c’è riconoscenza per chi comunque combattè per il suo Paese, o perlomeno cosí pensava in cuor suo.
Down in the shadow of the penitentiary, out by the gas fires of the refinery, I’m ten years burning down the road, nowhere to run, ain’t got nowhere to go
"All’ombra del penitenziario, tra le fiammate della raffineria, guardo i miei dieci anni trascorsi a bruciare su queste strade, senza un posto dove correre nè dove andare".
Se questo posto avesse un nome sarebe Desperation, mai il sogno americano è stato cosí lontano, le corse frenetiche sull’autostrada di "Born to run" sono finite, non ci sono più domani migliori verso cui correre.
Da questa disperazione sperabilmente si potrà solo migliorare, altro che "celebrazione del sogno americano"..
Born in the U.S.A.
Born in the U.S.A. – 1984



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